Speravamo di non doverlo fare, almeno per un pò, ma, come dice il titolo di questo articolo, “il lupo perde il pelo ma non il vizio”

Torniamo, infatti, a parlare della recente approvazione (4.6.2024) da parte del Consiglio dei Ministri del c.d. “D.L. Taglia Liste”, evidenziando la circostanza che, come era stato per l’entrata in vigore del nuovo “Nomenclatore Tariffario”, per fortuna poi slittata al mese di gennaio 2025, anche in questo caso si siano voluti favorire gli interessi di lobbies e multinazionali.

Il caso del Nomenclatore Tariffario è, infatti, emblematico del tipo di politica che questo Governo sta portando avanti in materia di Sanità.

Come più volte scritto, infatti, il nuovo Nomenclatore voluto dal Governo prevedeva un taglio dell’80% dei rimborsi per le Aziende Sanitarie delle Regioni, la maggior parte del Sud Italia dove sono operativi più di 5.000 laboratori, coinvolte in procedure di rientro a causa del loro elevatissimo passivo economico-finanziario.

Si tratta di Aziende Sanitarie autorizzate a cui è sempre stato consentito di svolgere le loro attività in autonomia e a prescindere dal numero di prestazioni, in virtù del fatto che hanno sempre operato investendo nella qualità dei servizi erogati all’utenza e che sono state, nel tempo, costantemente poste sotto rigoroso controllo proprio per la verifica del rispetto degli indispensabili requisiti di qualità, con riferimento alle apparecchiature, alle strutture ed ai professionisti sanitari, soprattutto per la sicurezza dei pazienti.

Scampato, almeno per il momento, questo pericolo tutte le problematiche del caso tornano improvvisamente e malauguratamente alla ribalta proprio in relazione all’ennesimo “passo falso” del Governo in materia di ampliamento dei soggetti abilitati ad erogare prestazioni sanitarie e, in particolare, delle farmacie.

Tanti sono, infatti, i profili che destano preoccupazione.

Anzitutto appare assurda la previsione contenuta nell’art. 11 del D.D.L. “Semplificazioni”, che introduce il valore soglia di 200mila prestazioni quale limite di prestazioni che la singola struttura accreditata deve essere in grado di erogare al fine di poter mantenere l’accreditamento con il S.S.R…

Tale previsione, espunta dal D.L. Taglia liste, è stata – immotivatamente – introdotta nel richiamato D.D.L., e ciò nonostante le farmacie non abbiano i suddetti requisiti nè tantomeno possono assolvere al compito di c.d. “taglia code”.

Questo valore soglia determina un grave cortocircuito nell’intero sistema poichè in Italia sono oltre 5.000 le strutture di laboratorio di analisi (e cioè presidi sanitari sul territorio) che non raggiungono autonomamente la soglia di produttività delle 200mila prestazioni, e che quindi sarebbero costrette a trasformarsi in meri punti prelievo, e ciò a discapito della propria autonomia organizzativa ed aziendale, finendo così essere fagocitate dalle multinazionali secondo uno schema al quale ormai assistiamo da alcuni anni.

A tale problematica inizialmente pareva aver posto soluzione il Governo nel testo della bozza di D.L. del 3/05/2024 recante “misure urgenti di garanzia sui tempi dell’erogazione delle prestazioni per la riduzione delle liste di attesa e altre disposizioni urgenti ni materia sanitaria”; in particolare nel suo art. 18 è stata prevista la modifica dell’articolo 1, comma 796, lettera o), della legge 27 dicembre 2006, n. 296 con l’inserimento di un ulteriore periodo che consente “il raggiungimento in forma singola o associata dei valori soglia di prestazioni, ai fini dell’adeguamento della rete delle strutture di cui al secondo periodo, favorendo il ricorso a modelli di aggregazione anche contrattuali, quali in particolare i contratti di rete, che tengano conto anche delle effettive caratteristiche orografiche e demografiche di riferimento, in coerenza con l’assetto dell’assistenza territoriale”.

Tuttavia si è appreso che la citata norma è stata espunta dal D.L. ed inserita, evidentemente grazie a qualche “manina” ben istruita sul da farsi, in un autonomo D.D.L., con le conseguenze che ne derivano in termini di tempistiche per la relativa attuazione.

Infatti, a fronte di un D.L. che avrebbe immediatamente trovato applicazione (salvo comunque conversione in Parlamento entro i successivi 60 gg), favorendo così le 5.000 strutture operanti nella maggior parte nel Sud Italia e, di fatto, avrebbe garantito la sopravvivenza dei presìdi sanitari sul territorio mediante regolari aggregazioni di rete all’interno delle quali ogni laboratorio avrebbe mantenuto le tre fasi pre-analitica, analitica e post-analitica, di contro il lungo iter previsto per l’approvazione del D.D.L. agevolerà, nel breve e medio periodo, l’accaparramento, da parte delle multinazionali, delle strutture sanitarie sotto soglia presenti su tutto il territorio nazionale.

L’U.A.P., quindi, si chiede anzitutto per quale motivo il Governo scelga di mettere a rischio la piccola e media impresa italiana riducendo le strutture laboratoristiche a semplici punti prelievi, a tutto vantaggio delle multinazionali e delle lobbies e, in secondo luogo, perché non venga protetta “l’italianità” che proprio questo Governo aveva posto tra gli obiettivi principali sin dall’inizio del suo mandato.

Ci si augura, quindi, che vengano apportati i dovuti correttivi reinserendo nel D.L. ogni opportuna modifica normativa che consenta di tutelare le Famiglie e gli Imprenditori italiani.

Ed ancora, ci si chiede come l’autonomia regionale in materia sanitaria possa consentire ad alcune Regioni di dare autonoma attuazione alle previsioni inserite nella bozza di D.D.L. in materia di Farmacie, ancora in fase di approvazione, consentendo l’esecuzione di prestazioni sanitarie alle Farmacie in totale assenza dei requisiti previsti dal D.Lgs. n. 502/1992, correndo così il rischio che l’offerta sanitaria a favore dei cittadini possa essere differente da Regione a Regione.

Qui di seguito riportiamo il comunicato dell’U.A.P – Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata – presieduto dalla Dott.ssa Mariastella Giorlandino

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