di Walter Virga

Dopo tante battaglie condotte anche su questa coraggiosa Testata a vantaggio del bene comune e della salute dei cittadini possiamo finalmente annunciare una grande vittoria per la scelta del Governo di fare marcia indietro sull’improvvido – ed illegittimo – D.L. che, sotto le mentite spoglie di abbattere le liste d’attesa e di garantire ai cittadini un più rapido accesso alle cure e alla prevenzione, rappresentava soltanto un favore ad alcune alle lobbies.

E’ infatti freschissima la notizia della decisione dell’Esecutivo di abbandonare la strada della decretazione d’urgenza, affidandosi invece ad un normale iter parlamentare, per quanto riguarda la possibilità in materia, tra l’altro, di accesso delle farmacie alla possibilità di eseguire prestazioni specialistiche di particolare importanza e delicatezza quali, a mero titolo di esempio, gli esami ECG, i prelievi e molte prestazioni di telemedicina.

Questa Associazione, sin dalla sua recente nascita, si è sempre battuta per la tutela della Salute, bene primario costituzionalmente garantito e, nel far ciò, ha già vinto importantissime battaglie: la prima è stata quella riguardante la proroga dell’entrata in vigore del Nuovo Nomenclatore Sanitario che, nella sua versione iniziale, avrebbe rappresentato la pietra tombale sul settore della Sanità Privata, con tutte le ricadute deleterie tanto in termini occupazionale, quanto in termini di ausilio e collaborazione con le Strutture pubbliche.

Ora, dopo tanti sforzi, sempre sostenuti con senso di responsabilità, ricerca del dialogo e rispetto per le Istituzioni, U.A.P. può annunciare di aver vinto quella che sembrava all’inizio una battaglia impossibile, vale a dire ottenere un ripensamento da parte del Governo circa l’utilizzo dello strumento del Decreto Legge al fine di, sostanzialmente, equiparare le farmacie alle Strutture private.

Ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Mariastella Giorlandini, Presidente dell’U.A.P., la quale ci ha confermato che la battaglia all’inizio sembrava impossibile per due ragioni: anzitutto perché, anche a livello mediatico, l’ampliamento delle prestazioni erogabili in farmacia non era stato da molti organi di informazione presentato in maniera informata e veritiera; in altre parole si tendeva a far passare la modifica come un vantaggio per i cittadini quando, invece, era tutto l’opposto!

In secondo luogo, inutile negarlo continua il Presidente Giorlandino, tra le fila del Governo, ed in particolare tra chi aveva alte responsabilità all’interno del Ministero della Salute, era presente un conflitto di interesse evidentissimo dovuto al fatto che, appunto, tra i maggiori sostenitori di questa pessima riforma vi era, guarda caso, un farmacista!

Ebbene, grazie alle precise e risolute proteste e argomentazioni, questo rischio è stato scongiurato e sarà il Parlamento, con i suoi tempi e con la giusta possibilità di approfondimento, ad occuparsi della vicenda.

Questa vittoria, al di là della soddisfazione che reca a chi, come noi, ha creduto che alla fine avrebbe prevalso il buon senso ma, soprattutto, il diritto, è importantissima anche perché, di fatto, riconosce l’importanza dei percorsi che chi vuole mettere le proprie competenze a disposizione dei cittadini offrendo delle prestazioni legate alla salute, deve seguire.

Ed infatti, se avesse prevalso la linea del Decreto legge, con un colpo di spugna si sarebbe affermato il principio che non tutti gli operatori sanitari hanno gli stessi diritti ed obblighi.

Come più volte, infatti,, abbiamo denunciato, una Struttura sanitaria privata, per poter elargire i propri servizi è soggetta a innumerevoli controlli, altrettanto numerose richieste di autorizzazione nonché a dar prova di possedere determinati requisiti il cui accertamento comporta enormi investimenti in termini di tempo e di risorse economiche.

Il Decreto Legge che, per fortuna, non vedrà la luce, invece stabiliva che altri operatori economici (le farmacie) avrebbero potuto bypassare tutto ciò sulla base di una non meglio precisato possesso “a monte” dei requisiti e delle professionalità necessarie.

In altri termini: si sarebbe aperta così la strada ad un vero e proprio far west  del quale, a farne le spese, sarebbero stati i cittadini già messi a dura prova da un sistema sanitario che non riesce ancora a dare risposte credibili in materia, ad esempio, di lungaggini delle liste d’attesa.

Ed è proprio quello delle liste d’attesa che, per U.A.P., ha rappresentato uno dei punti più scandalosi del D.L. che stava per essere emanato.

Ed infatti, in totale mancanza di una sola valida giustificazione alla base del “regalo” che si faceva alle farmacie, qualcuno ha anche provato a dire che così si sarebbero abbattuti i tempi delle liste d’attesa.

Nulla di più falso.

Ed infatti, come da noi già sostenuto e ribadito anche dalle principali sigle sindacali di medici ed infermieri, il D.L. non prevedeva alcun maggior stanziamento finanziario a favore dell’abbattimento dei tempi delle liste ma, paradossalmente, pretendeva di utilizzare i fondi già a disposizione creando, evidentemente, non solo un insuperabile problema costituzionale di mancata copertura finanziaria del decreto ma, cosa ancor peggiore, un peggioramento delle già risicate risorse a favore del settore sanità.

Ma vi è di più!

Si sarebbe creata una pericolosissima collisione tra medici di base e farmacie non essendo più chiaro a chi sarebbe spettato il compito di essere l’avanguardia della salute del cittadino.

Scongiurato, quindi, questo pericolo, con forza e orgoglio, ed a nome di tutti i soggetti che si riconoscono nella nostra Sigla, ma anche in generale di tutti gli Operatori che con fatica e impegno ogni giorno prestano servizi alla collettività in materia di Sanità, possiamo affermare che solo a chi segue le innumerevoli regole e gli ancor più innumerevoli iter autorizzativi previsti dalla legge è, e deve essere, consentito di prendersi carico di un paziente, delle sue esigenze, dei suoi dubbi, delle sue paure e delle sue speranze!

U.A.P., quasi in solitaria all’inizio ma, sin da quasi subito con l’appoggio delle migliori e serie realtà tanto in materia tecnico sanitaria che legale, ha sostenuto la necessità di un ripensamento complessivo non solo del contenuto del Decreto, ma anche delle modalità con cui si era deciso di modificare l’assetto esistente senza coinvolgere in alcun modo chi, appunto, vive i problemi dei cittadini quotidianamente, senza pause ed alle volte senza nemmeno un ritorno economico di particolare rilevanza.

Bisogna certamente essere grati a chi, primo tra tutti il Presidente Mattarella che ha certamente utilizzato la sia moral suasion, ha colto con la consueta saggezza e cultura giuridica, la palese violazione che il D.L. avrebbe arrecato delle regole costituzionali della parità di trattamento,, del diritto alla salute e della funzione della decretazione d’urgenza (rimane, infatti, un mistero come siffatto provvedimento potesse rivestire i requisiti della “necessità ed urgenza” previsti espressamente dall’art. 77 della Costituzione).

Questa battaglia, alla quale forse all’inizio credevano in pochi, si è rivelata giusta nei contenuti, nei metodi e nelle argomentazioni e, alla fine, ha prevalso rispetto allo spirito elitario che, solo a vantaggio di una lobby ben rappresentata da un palese conflitto di interessi in seno al Governo, avrebbe messo in ginocchio un settore trainante della economia nazionale e, cosa ben peggiore, avrebbe causato gravissimi danni alla salute dei cittadini.

Un’ultima chiosa: il Governo, quando ha presentato questo D.L., per fortuna ora ritirato, ha molto insistito sulla necessità di agire per l’abbattimento delle liste di attesa.

Ovviamente il metodo scelto (il D.L. in questione) era non solo sbagliato ma, anche inutile!

Ed infatti, il problema delle liste di attesa può essere risolto soltanto con un adeguato stanziamento di fondi a favore delle Strutture autorizzate e/o convenzionate (circa 95.000 strutture capillarmente distribuite su tutto il territorio nazionale), già in possesso dei requisiti previsti dalla legge,  che come sempre in piena sinergia e collaborazione con le Strutture pubbliche in un’ottica di leale e proficua collaborazione per la sola salvaguardia della salute dei cittadini, sono pronte già da adesso a raccogliere la sfida e lavorare per il bene comune.

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